SPIAGGE LIBERE, ADDIO?




È di questi ultimi giorni la questione della spiaggia al Lido dei Pini, una delle scarse oasi sabbiose, sgombre da strutture di mano umana, ora oggetto di desiderio di speculatori con pochi scrupoli che vorrebbero "decorare" il piccolo paradiso naturalistico con comfort per turisti, convinti di fare piacere ai villeggianti.



 Il  tratto di spiaggia fra Lavinio e Nettuno  è una distesa senza fine di ombrelloni colorati, con poco spazio fra l'uno e l' altro, e poco spazio fra uno stabilimento e l'altro. Ma non tutti hanno possibilità economiche che permettono di spendere una certa cifra per ripararsi sotto un ombrellone, spalmati su un comodo lettino, e sembra quasi che in questa vasta area di costa laziale trovare ormai un angolo sgombro da attrezzature marittime sia diventato molto difficile. 

E dove non sono stati impiantati stabilimenti regolari, esistenti già da diversi anni, sono nate, e tuttora, spuntano come funghi, le spiagge libere attrezzate, ovvero, quegli spazi di arenile dove una volta c'era solo la sabbia, ed ora sono stati occupati da ombrelloni, lettini ed altro, ottenibili a prezzi popolari, ma di fatto installati in modalità arbitraria.

Sulle locandine, affisse a pali, o qualunque altro supporto che stia in piedi, è riportata la scritta rassicurante COMUNE DI....., ma le ordinanze per l' installazione sono state realmente emesse? 
Non si sa. 
Come sono state concesse queste licenze? 
Non si sa, ma si immagina.

Senza contare che non viene rispettata neppure la distanza fra la fila di ombrelloni più vicina alla battigia, e il mare, fissata per legge a minimo 3-5 metri. E' un miracolo se ci siano sì e no 20-30 centimetri fra il lettino e la riva, cosa che ostacola così, fra l'altro, il passaggio di chi ama camminare sulla spiaggia. 

Ma tant'è.
Il denaro può tutto.

P.L.

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